sofiafresia

Doors

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Doors (2018 - in corso) Porte aperte e porte chiuse: nuove opportunità e occasioni mancate. Le tele di questa serie affrontano tematiche più introspettive rispetto a quelle della parallela serie Pools, permettendo di scandagliarle senza essere notati, come quando si osserva dal buco di una serratura.
[labelTo=ITA1] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG1] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA1]In frantumi (2020), olio su tela, 150x100 cm

Giugno 2020. Gli Stati Uniti sono infiammati da ondate di violenza in risposta agli abusi delle forze dell’ordine su cittadini afroamericani. La violenza della folla si accanisce su tutto e tutti, ciecamente, mietendo anche vittime innocenti.  Questo scenario di tumulti e guerriglia mi ha portato a riflettere sulla condizione di chi è portato a sentirsi diverso, talora inferiore, per via di un mero dato biologico che si ripercuote sulla qualità della vita, sulle possibilità di inserimento nella società, sui sogni e progetti di sviluppo personale e lavorativo. Il senso di oppressione e peso che ne deriva mi ha portato a ideare una composizione in cui il movimento sia palesemente impedito, bloccato sotto al peso di una gran massa di neve. Attraverso una vetrina quasi infranta dai tumulti, una scena di triste immobilità: come sepolti da una valanga, solo le teste dei manichini emergono dalla neve, metafora visiva dei sogni tarpati di molte persone che si trovano costrette a rinunciarvi a causa del colore della propria pelle.[/labelBlock][labelHide=ENG1]Broken dreams (2020), oil on canvas, 150x100 cm

June 2020. Waves of violence occur in the United States in response to the police abuse of African American citizens. The violence of the crowd rages on everything and everyone, blindly, even claiming innocent victims. This scenario of riots and guerrillas led me to reflect on the condition of those who are inclined to feel different, sometimes inferior, due to a mere biological fact that affects the quality of life, the possibility of integration into society, all dreams and projects of personal and work development. The resulting sense of oppression led me to choose a visual representation in which movement is clearly impeded, blocked under the weight of a large mass of snow. Through a window almost shattered by the riots, a scene of sad immobility: as if buried by an avalanche, only the heads of the mannequins emerge from the snow, a visual metaphor of the clipped dreams of many people who find themselves forced to give them up due to their social background.[/labelHide]
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800.00 EURIn frantumi (Broken dreams), 100x150 cm
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In frantumi (2020), olio su tela, 150x100 cm

Giugno 2020. Gli Stati Uniti sono infiammati da ondate di violenza in risposta agli abusi delle forze dell’ordine su cittadini afroamericani. La violenza della folla si accanisce su tutto e tutti, ciecamente, mietendo anche vittime innocenti. Questo scenario di tumulti e guerriglia mi ha portato a riflettere sulla condizione di chi è portato a sentirsi diverso, talora inferiore, per via di un mero dato biologico che si ripercuote sulla qualità della vita, sulle possibilità di inserimento nella società, sui sogni e progetti di sviluppo personale e lavorativo. Il senso di oppressione e peso che ne deriva mi ha portato a ideare una composizione in cui il movimento sia palesemente impedito, bloccato sotto al peso di una gran massa di neve. Attraverso una vetrina quasi infranta dai tumulti, una scena di triste immobilità: come sepolti da una valanga, solo le teste dei manichini emergono dalla neve, metafora visiva dei sogni tarpati di molte persone che si trovano costrette a rinunciarvi a causa del colore della propria pelle.




[labelTo=ITA2] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG2] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA2]Lockdown (2020), olio su tela, 100x100 cm

Prigionieri in casa propria, le mura si trasformano e la fantasia vola verso scenari d'evasione. Ho realizzato questo lavoro spinta dal bisogno di manifestare il mio disagio e il senso di impotenza nei riguardi dell’attuale situazione di emergenza sanitaria in un modo che non andasse a danneggiare coloro che si trovano con me a “scontare” la quarantena in uno spazio ristretto. Mi trovavo al quinto piano di un palazzo circondato da altri palazzoni su tutti i lati, e dopo poco tempo ho iniziato a soffrire di claustrofobia e mancanza d’aria. Allora ho immaginato un luogo alternativo, in cui - sebbene io sia sempre rinchiusa - sembra che sia il mondo fuori a penetrare lo spazio interno angusto e ostile: la luce accecante che proviene dalla finestra sulla sinistra, la sabbia che inonda il pavimento e le tinte di un cielo al tramonto che si distendono sulle pareti nude indicano una presa di possesso dello spazio da parte della Natura, così vicina in linea d'aria eppure così distante dalla nostra gabbia architettonica di cemento. Gli elementi sulla destra sono un manichino e due torpedo, attrezzi che si utilizzano nelle gare di nuoto per salvamento che è lo sport che pratico abitualmente e di cui - come tutti gli sportivi - sentivo una forte mancanza. La dimensione del salvataggio, della possibilità di impegnarsi per salvare sé stessi e gli altri, o dell’essere tratti in salvo se ormai non si riesce più a proseguire con le proprie forze, mi sembrava particolarmente adatta a quel momento di grande difficoltà. Con questo dipinto ho voluto anche esternare l'insieme di tristezza, rammarico, vergogna e dispiacere che derivavano dal senso di inutilità che mi attanagliava, perché prima di intraprendere gli studi artistici avevo ottenuto una laurea in Infermieristica - pur non avendo mai praticato in seguito.


Collezione privata (ITA)[/labelBlock][labelHide=ENG2]Lockdown (2020), oil on canvas, 100x100 cm

Italy, March 2020: we are prisoners in our own houses, but the imagination flies towards escapist scenarios. I painted this artwork in order to express my discomfort and sense of helplessness with regard to the current health emergency situation in a way that would not harm those who were with me to "serve" the quarantine in a confined space . Being on the fifth floor of a building surrounded by other high-rise buildings on all sides, it was neither a source of inspiration nor a relief to be able to look out the window: on the contrary it contributed to increasing the feeling of claustrophobia and lack of air. So I imagined an alternative place, where - although I was always locked up - it seems that the outside world is penetrating the narrow and hostile internal space: the blinding light that comes from the window on the left, the sand that floods the floor and the colors of a sunset sky that stretches on the bare walls indicate that Nature has taken possession of the space, so close as the crow flies and yet so far from our concrete architectural cage. The elements on the right side of the painting are tools for trainings and competitions of surflifesaving, which is the sport I usually practice and which - like all athletes - I was missing a lot. The idea of rescue seemed particularly suitable for that moment of great difficulty. With this painting I also wanted to express the ensemble of sadness, regret, shame and sorrow that hurt me, because before starting my artistic studies I had obtained a degree in Nursing - despite never having practiced afterwards.


Private collection (ITA)[/labelHide]
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Lockdown (2020), olio su tela, 100x100 cm

Prigionieri in casa propria, le mura si trasformano e la fantasia vola verso scenari d'evasione. Ho realizzato questo lavoro spinta dal bisogno di manifestare il mio disagio e il senso di impotenza nei riguardi dell’attuale situazione di emergenza sanitaria in un modo che non andasse a danneggiare coloro che si trovano con me a “scontare” la quarantena in uno spazio ristretto. Mi trovavo al quinto piano di un palazzo circondato da altri palazzoni su tutti i lati, e dopo poco tempo ho iniziato a soffrire di claustrofobia e mancanza d’aria. Allora ho immaginato un luogo alternativo, in cui - sebbene io sia sempre rinchiusa - sembra che sia il mondo fuori a penetrare lo spazio interno angusto e ostile: la luce accecante che proviene dalla finestra sulla sinistra, la sabbia che inonda il pavimento e le tinte di un cielo al tramonto che si distendono sulle pareti nude indicano una presa di possesso dello spazio da parte della Natura, così vicina in linea d'aria eppure così distante dalla nostra gabbia architettonica di cemento. Gli elementi sulla destra sono un manichino e due torpedo, attrezzi che si utilizzano nelle gare di nuoto per salvamento che è lo sport che pratico abitualmente e di cui - come tutti gli sportivi - sentivo una forte mancanza. La dimensione del salvataggio, della possibilità di impegnarsi per salvare sé stessi e gli altri, o dell’essere tratti in salvo se ormai non si riesce più a proseguire con le proprie forze, mi sembrava particolarmente adatta a quel momento di grande difficoltà. Con questo dipinto ho voluto anche esternare l'insieme di tristezza, rammarico, vergogna e dispiacere che derivavano dal senso di inutilità che mi attanagliava, perché prima di intraprendere gli studi artistici avevo ottenuto una laurea in Infermieristica - pur non avendo mai praticato in seguito.


Collezione privata (ITA)







[labelTo=ITA3] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG3] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA3]Amore (2020), olio su tela di iuta, 111x150 cm

Mentre fuori tutto sembra implodere e andare in frantumi, nel profondo ciascuno cerca di mantenere al sicuro il bisogno di socialità e di affetto, il ricordo di quando tutto era più semplice e ci si poteva abbracciare e tenere per mano come se fosse la cosa più naturale del mondo. Quella normalità data per scontata che si è rivelata fragile e preziosa è ora contenuta in edifici abbandonati - vestigia di ciò che fu e in continuo mutamento sotto l'azione del tempo - adagiati sul fondo di una piscina. L'acqua ovatta i suoni, ammorbidisce le forme, rallenta i movimenti, dà l'impressione che spazio e tempo non esistano più: la scena è come pietrificata in quello che era ma pronta a evolvere verso quello che sarà una volta abbattuti i muri. Amore è parte di un progetto nato dall'esigenza di mantenere presenti i legami anche durante i mesi di quarantena, che hanno messo a dura prova l'esistenza di tutti perché l'uomo è un essere sociale che ritengo possa trarre dagli altri le gioie più grandi anche durante la pandemia e nel mondo che questa si lascerà alle spalle.


Collezione privata (USA)[/labelBlock][labelHide=ENG3]Love (2020), oil on jute canvas, 111x150 cm

While everything outside seems to implode and shatter, everyone tries to keep safe the need for sociability and affection, with the memory of times when everything was simpler and you could hug and hold hands as if it were the most natural thing ever. This is a project born from the need to keep contacts alive even during the months of the lockdown, which have put a strain on everyone's existence because men are social beings who can draw the greatest joys from others even during the pandemic and in the world that it will leave behind.


Private collection (USA)[/labelHide]
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Amore (2020), olio su tela di iuta, 111x150 cm

Mentre fuori tutto sembra implodere e andare in frantumi, nel profondo ciascuno cerca di mantenere al sicuro il bisogno di socialità e di affetto, il ricordo di quando tutto era più semplice e ci si poteva abbracciare e tenere per mano come se fosse la cosa più naturale del mondo. Quella normalità data per scontata che si è rivelata fragile e preziosa è ora contenuta in edifici abbandonati - vestigia di ciò che fu e in continuo mutamento sotto l'azione del tempo - adagiati sul fondo di una piscina. L'acqua ovatta i suoni, ammorbidisce le forme, rallenta i movimenti, dà l'impressione che spazio e tempo non esistano più: la scena è come pietrificata in quello che era ma pronta a evolvere verso quello che sarà una volta abbattuti i muri. Amore è parte di un progetto nato dall'esigenza di mantenere presenti i legami anche durante i mesi di quarantena, che hanno messo a dura prova l'esistenza di tutti perché l'uomo è un essere sociale che ritengo possa trarre dagli altri le gioie più grandi anche durante la pandemia e nel mondo che questa si lascerà alle spalle.


Collezione privata (USA)


[labelTo=ITA4] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG4] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA4]Sessualità (2020), olio su tela di iuta, 111x150 cm 

Questo lavoro è parte di un discorso più ampio sugli stereotipi culturali del nostro tempo. Temi come l'amore e la sessualità sono stati usati e abusati in ogni contesto e per i fini più disparati; quello che si può notare è che nella grande maggioranza dei casi si tratta di strumentalizzazioni connotate da una nota di fondo positiva che mira a far riconoscere il pubblico nel modello ideale proposto. E' proprio contro questa omologazione delle esperienze e dei valori che si colloca il mio lavoro: una tela dalle tinte allarmanti, che evoca con forme e colori un'atmosfera di oppressione e senso di minaccia. E' una visione in contrasto con l'idea della sessualità come unità inscindibile e sogno ad occhi aperti che l'immaginario collettivo propone alle giovani di oggi attraverso i film, i romanzi e la musica. Per alcune la fiaba non si rivela tale, e oltre al dolore fisico c'è anche un altro tipo di sofferenza più subdola legata al fatto di percepirsi inadeguate e diverse perché "incapaci" di vivere l'esperienza così come lo stereotipo culturale la dipinge.[/labelBlock][labelHide=ENG4]Sexuality (2020), oil on jute canvas, 111x150 cm 

This artwork is part of a research on the cultural stereotypes of our times. Themes such as Love and Sexuality have been used and abused in every context and for the most disparate purposes. What can be seen is that in the vast majority of cases it is a question of exploitation characterized by a positive base note which aims to make the public recognize the ideal model proposed. It is precisely against this homologation of experiences and values that my painting stands: a canvas with alarming colors, which evokes an atmosphere of oppression and a sense of threat with shapes and colors. It is a vision in opposition to the idea of sexuality as an inseparable unity and daydream that the collective imagination proposes to today's young girls through films, novels and music. For some of them, the fairy tale does not turn out to be such, and in addition to physical pain there is also another type of subtler suffering linked to the fact of perceiving theirselves inadequate and different because "unable" to live the experience as the cultural stereotype paints it.[/labelHide]
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1150.00 EURSessualità (Sexuality), 111x150 cm
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Sessualità (2020), olio su tela di iuta, 111x150 cm

Questo lavoro è parte di un discorso più ampio sugli stereotipi culturali del nostro tempo. Temi come l'amore e la sessualità sono stati usati e abusati in ogni contesto e per i fini più disparati; quello che si può notare è che nella grande maggioranza dei casi si tratta di strumentalizzazioni connotate da una nota di fondo positiva che mira a far riconoscere il pubblico nel modello ideale proposto. E' proprio contro questa omologazione delle esperienze e dei valori che si colloca il mio lavoro: una tela dalle tinte allarmanti, che evoca con forme e colori un'atmosfera di oppressione e senso di minaccia. E' una visione in contrasto con l'idea della sessualità come unità inscindibile e sogno ad occhi aperti che l'immaginario collettivo propone alle giovani di oggi attraverso i film, i romanzi e la musica. Per alcune la fiaba non si rivela tale, e oltre al dolore fisico c'è anche un altro tipo di sofferenza più subdola legata al fatto di percepirsi inadeguate e diverse perché "incapaci" di vivere l'esperienza così come lo stereotipo culturale la dipinge.



[labelTo=ITA5] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG5] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA5]Attrazione fatale (2019), olio su tela, 150x30 cm

Attrazione Fatale è un lavoro che nasce dalla riflessione sul tema della passione affrontato durante il corso di Metodi e tecniche per la pittura sacra contemporanea. Si compone di cinque piccole tele quadrate pensate per essere disposte una accanto all’altra secondo un ordine preciso, in cui è possibile rintracciare una narrazione e allo stesso tempo una tensione che convoglia verso il centro. Nell’affrontare questo soggetto ho scelto di concentrarmi in maniera particolare su due aspetti peculiari della passione: il dolore e la potenza del trasporto che essa è in grado di suscitare. Per farlo ho ripescato nelle mie esperienze personali quella probabilmente più difficile e dolorosa, l’unica a mio avviso che possa essere riconosciuta come una sorta di Passione personale nel senso più doloroso del termine. Attrazione Fatale vorrebbe infatti esprimere la sofferenza, l’esaltazione e l’angoscia per l’apparente ineluttabilità della propria condizione provate dai malati di anoressia nervosa, un disturbo psichico che porta alla mortificazione fisica e mentale nel tentativo di raggiungere la “perfezione”. Ma si tratta di un ideale di perfezione chimerico, irraggiungibile: il corpo perfetto, il peso perfetto, sono percezioni irreali e mutevoli, che però - proprio come la passione per un amante - eclissano tutto il resto portando il soggetto a vivere di nient’altro che della propria malattia. Ha un fascino perverso l’anoressia: è amante e carnefice, come un gorgo risucchia quanto c’è di bello nella vita e pretende che le sia sacrificato tutto: le azioni, le idee, le relazioni, i progetti, i pensieri e i desideri più profondi. Il pannello centrale, raffigurante rocce a imbuto che convergono verso un pozzo nero, rappresenta il nulla, l’annientamento totale di sé cui la malattia spinge a poco a poco - quasi fosse un essere senziente capace di possederci. Gli altri pannelli sono infatti tutti orientati verso il centro, attratti senza via di scampo. I due più esterni, simmetrici, mostrano un corpo martoriato ma inconsapevole: la ragione è annientata, per cui la figura è acefala. I due immediatamente ai lati di quello centrale raffigurano le mie mani: la sinistra si protende verso il pozzo nero, cui irrazionalmente anela; la destra invece cerca disperatamente di aggrapparsi con le unghie per non precipitare nell’abisso. 
Per gli sfondi ho utilizzato linee e colori ispirati alle rocce scavate dell’Antelope Canyon (Arizona), che richiamano le sinuose forme femminili tanto temute o i visceri di questo corpo che l’anoressico detesta e non è disposto ad accettare.[/labelBlock][labelHide=ENG5]Fatal attraction (2019), oil on canvas, 150x30 cm

This artwork arises from a reflection on the theme of Passion, and it has been realized during the course of Methods and techniques for contemporary sacred painting at the Academy of Fine Arts of Turin. It consists of five small square canvases designed to be arranged next to each other in a precise order, in which it is possible to trace a narrative and at the same time a tension that conveys towards the center. In approaching this subject, I chose to focus on two aspects of Passion: the pain and the power of the transport that it is able to arouse. To do this, I thought about my past, choosing from my personal experiences the only one in my opinion that can be recognized as a sort of personal Passion in the most painful sense of the term. Anorexia is a psychic disorder that leads to physical and mental mortification in an attempt to reach the "perfection". But it is a chimeric, unattainable ideal of perfection: the perfect body, the perfect weight, are unreal and changing perceptions, which however - just like the passion for a lover - eclipse everything else, leading the patient to live on nothing else than his own illness. Anorexia has a perverse fascination: it is a lover and an executioner, like a whirlpool sucks in what is beautiful in life and demands that everything be sacrificed to it: actions, ideas, relationships, projects, thoughts and hopes. The central panel, depicting rocks converging towards a black hole, represents nothingness, the total annihilation of oneself that the disease pushes little by little - as if it were a sentient being capable of possessing us. The other panels are in fact all oriented towards the center, attracted with no way out. The two outermost, symmetrical, show a tortured but unaware body: reason is annihilated, so the figure is headless. The two immediately on either side of the central one depict my hands: the left one reaches out towards the black hole, which it irrationally yearns for; the right one, on the other hand, desperately tries to cling with its nails to avoid falling into the abyss.

The background has lines and colors inspired by the rocks of Antelope Canyon (Arizona), which recall the sinuous female forms so feared or the viscera of this body that the anorexic detests and is not willing to accept.
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360.00 EURAttrazione fatale (Fatal attraction), 150x30 cm
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Attrazione fatale (2019), olio su tela, 150x30 cm

Attrazione Fatale è un lavoro che nasce dalla riflessione sul tema della passione affrontato durante il corso di Metodi e tecniche per la pittura sacra contemporanea. Si compone di cinque piccole tele quadrate pensate per essere disposte una accanto all’altra secondo un ordine preciso, in cui è possibile rintracciare una narrazione e allo stesso tempo una tensione che convoglia verso il centro. Nell’affrontare questo soggetto ho scelto di concentrarmi in maniera particolare su due aspetti peculiari della passione: il dolore e la potenza del trasporto che essa è in grado di suscitare. Per farlo ho ripescato nelle mie esperienze personali quella probabilmente più difficile e dolorosa, l’unica a mio avviso che possa essere riconosciuta come una sorta di Passione personale nel senso più doloroso del termine. Attrazione Fatale vorrebbe infatti esprimere la sofferenza, l’esaltazione e l’angoscia per l’apparente ineluttabilità della propria condizione provate dai malati di anoressia nervosa, un disturbo psichico che porta alla mortificazione fisica e mentale nel tentativo di raggiungere la “perfezione”. Ma si tratta di un ideale di perfezione chimerico, irraggiungibile: il corpo perfetto, il peso perfetto, sono percezioni irreali e mutevoli, che però - proprio come la passione per un amante - eclissano tutto il resto portando il soggetto a vivere di nient’altro che della propria malattia. Ha un fascino perverso l’anoressia: è amante e carnefice, come un gorgo risucchia quanto c’è di bello nella vita e pretende che le sia sacrificato tutto: le azioni, le idee, le relazioni, i progetti, i pensieri e i desideri più profondi. Il pannello centrale, raffigurante rocce a imbuto che convergono verso un pozzo nero, rappresenta il nulla, l’annientamento totale di sé cui la malattia spinge a poco a poco - quasi fosse un essere senziente capace di possederci. Gli altri pannelli sono infatti tutti orientati verso il centro, attratti senza via di scampo. I due più esterni, simmetrici, mostrano un corpo martoriato ma inconsapevole: la ragione è annientata, per cui la figura è acefala. I due immediatamente ai lati di quello centrale raffigurano le mie mani: la sinistra si protende verso il pozzo nero, cui irrazionalmente anela; la destra invece cerca disperatamente di aggrapparsi con le unghie per non precipitare nell’abisso.
Per gli sfondi ho utilizzato linee e colori ispirati alle rocce scavate dell’Antelope Canyon (Arizona), che richiamano le sinuose forme femminili tanto temute o i visceri di questo corpo che l’anoressico detesta e non è disposto ad accettare.



[labelTo=ITA6] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG6] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA6]Buio e luce (2019), olio su tela, 120x100 cm

Il dipinto tratta il tema della mente e della prigionia all’interno di sé stessi. Mi sono riallacciata a due lavori eseguiti nel 2018 in cui le scene erano inserite in edifici abbandonati che mi avevano offerto un ottimo spunto per lavorare sui piani e sulle luci, e in cui le aperture di porte e finestre parevano quasi portali per altri mondi. Buio e luce riprende da vicino questi elementi ma raddoppia le dimensioni, per accentuare l’effetto di immersione nell’ambiente, quasi di caduta dell’osservatore nel dipinto. La modella è rappresentata in piedi nell’atto di portarsi le mani alla testa, in un gesto di estrema disperazione. Si trova in un ambiente spoglio dai muri scrostati, esattamente a metà tra due porte di cui quella di destra è illuminata dalla luce del sole mentre l’altra è buia. Le porte rappresentano l’eterna lotta tra gli opposti: bene e male, sanità e malattia, sicurezza e pericolo; lei, al centro, si trova come prigioniera nello scontro tra pulsioni contraddittorie. E’ dilaniata perché quando la guerra è dentro di noi non c’è un nemico ‘altro’ da distruggere, ed è molto difficile e doloroso scendere a patti col fatto che alcune parti di noi non saranno mai pienamente sotto il nostro controllo.


Collezione privata (GER)[/labelBlock][labelHide=ENG6]Light and darkness (2019), oil on canvas, 120x100 cm

The painting deals with the theme of the mind and the imprisonment within oneself. I reconnected to two works of mine both realized in 2018, in which the scenes took place in abandoned buildings that had offered me an excellent starting point to work on perspective plans and lights, and in which opened doors and windows seemed almost portals to other worlds. In this case I worked on a bigger canvas in order to accentuate the effect of immersion of the observer in the environment, as he/she could enter the painting. The standing model is represented in the act of putting her hands to her head, in a gesture of extreme desperation. She is in the middle of an abandoned house with peeling walls, exactly halfway between two doors: the one on the right is illuminated by sunlight while the other is dark. The doors represent the eternal struggle between opposites: Good and Evil, Health and Disease, Safety and Danger. In the center she finds herself as a prisoner in the clash between contradictory impulses. She is torn apart because when the war is within us there is no 'other' enemy to destroy, and it is very difficult and painful to come to accept the fact that some parts of us will never be fully under our control.



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Buio e luce (2019), olio su tela, 120x100 cm

Il dipinto tratta il tema della mente e della prigionia all’interno di sé stessi. Mi sono riallacciata a due lavori eseguiti nel 2018 in cui le scene erano inserite in edifici abbandonati che mi avevano offerto un ottimo spunto per lavorare sui piani e sulle luci, e in cui le aperture di porte e finestre parevano quasi portali per altri mondi. Buio e luce riprende da vicino questi elementi ma raddoppia le dimensioni, per accentuare l’effetto di immersione nell’ambiente, quasi di caduta dell’osservatore nel dipinto. La modella è rappresentata in piedi nell’atto di portarsi le mani alla testa, in un gesto di estrema disperazione. Si trova in un ambiente spoglio dai muri scrostati, esattamente a metà tra due porte di cui quella di destra è illuminata dalla luce del sole mentre l’altra è buia. Le porte rappresentano l’eterna lotta tra gli opposti: bene e male, sanità e malattia, sicurezza e pericolo; lei, al centro, si trova come prigioniera nello scontro tra pulsioni contraddittorie. E’ dilaniata perché quando la guerra è dentro di noi non c’è un nemico ‘altro’ da distruggere, ed è molto difficile e doloroso scendere a patti col fatto che alcune parti di noi non saranno mai pienamente sotto il nostro controllo.


Collezione privata (GER)







[labelTo=ITA7] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG7] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA7] L'età delle scelte (2018), olio su tela, 90x60 cm

L'età delle scelte è un dipinto che ho realizzato in un periodo difficile della mia esistenza, intorno ai 25 anni, quando sentivo ormai pressante il bisogno di prendere in mano la mia vita attraverso una serie di decisioni importanti su quel futuro che si stava avvicinando troppo rapidamente. Ero annichilita da tutto questo: l'urgenza di agire che si scontrava con l'assenza di idee chiare mi ha spinta in un baratro, quasi convincendomi che qualunque scelta avessi fatto sarebbe stata sbagliata, avrebbe portato comunque al fallimento. Le opportunità legate a ogni decisione da prendere mi sembravano tante porte aperte sullo stesso nulla, come imprigionate in un gioco di specchi che replica potenzialmente all'infinito ciò che riflette. L'opera rappresenta a scopo quasi esorcistico questo momento di massimo sconforto, in cui le difficoltà sembrano così insormontabili che arriva il desiderio di smettere di lottare. Ho provato a dire a me stessa: questa è la realtà di adesso, ma passerà.


Collezione privata (GER)[/labelBlock][labelHide=ENG7] The age of choiches (2018), oil on canvas, 90x60 cm

The age of choices is a painting that I created in a difficult period of my existence, around the age of 25, when I felt the urgent need to take my life in hand through a series of important decisions about the future that was approaching too quickly in my opinion. I was annihilated by all this: the urge to act that clashed with the lack of clear ideas pushed me into an abyss, almost convincing me that whatever choice I made would be wrong, it would still lead to failure. The opportunities linked to each decision to be made seemed to me to be many doors open to the same Nothing, I felt as if imprisoned in a game of mirrors that potentially infinitely replicates what it reflects. The artwork represents almost exorcistically this moment of maximum despair, in which the difficulties seemed so insurmountable that the desire to stop fighting was arriving. I tried to say to myself: this is the reality of now, but it will pass.


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L'età delle scelte (2018), olio su tela, 90x60 cm

L'età delle scelte è un dipinto che ho realizzato in un periodo difficile della mia esistenza, intorno ai 25 anni, quando sentivo ormai pressante il bisogno di prendere in mano la mia vita attraverso una serie di decisioni importanti su quel futuro che si stava avvicinando troppo rapidamente. Ero annichilita da tutto questo: l'urgenza di agire che si scontrava con l'assenza di idee chiare mi ha spinta in un baratro, quasi convincendomi che qualunque scelta avessi fatto sarebbe stata sbagliata, avrebbe portato comunque al fallimento. Le opportunità legate a ogni decisione da prendere mi sembravano tante porte aperte sullo stesso nulla, come imprigionate in un gioco di specchi che replica potenzialmente all'infinito ciò che riflette. L'opera rappresenta a scopo quasi esorcistico questo momento di massimo sconforto, in cui le difficoltà sembrano così insormontabili che arriva il desiderio di smettere di lottare. Ho provato a dire a me stessa: questa è la realtà di adesso, ma passerà.


Collezione privata (GER)




[labelTo=ITA8] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG8] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA8]War crossing (2018), olio su tela, 60x90 cm

Il dipinto è nato da una riflessione sui tratti che accomunano tutti i conflitti armati, ed è stato realizzato nell’atelier di pittura dell’Accademia Albertina di Torino durante il mio terzo anno di studi. Si tratta di un lavoro in cui emerge già la fascinazione che provo nei riguardi del surrealismo, e in cui ho ricercato un equilibrio tra risultato visivo e incisività del messaggio. La scena si svolge al di là della soglia di una porta aperta, che invita ad entrare per dare uno sguardo: sullo sfondo di una città siriana distrutta dalla guerra civile, una donna velata avanza dandoci le spalle mentre dalla via le viene incontro la bambina col cappotto rosso che ho ripreso dal celebre film sull’olocausto Schindler’s List. E’ questo un incontro simbolico tra vittime di guerre del presente e di guerre del passato, per ricordare che, indipendentemente dalle cause scatenanti, tutte le guerre si assomigliano e sono sempre gli innocenti a pagarne le conseguenze più pesanti.


Collezione privata (FRA)[/labelBlock][labelHide=ENG8]War crossing (2018), oil on canvas, 60x90 cm

The painting was born from a reflection on what all armed conflicts have in common, and was created in the painting atelier of the Accademia Albertina in Turin during my third year of studies. In this artwork I expressed my fascination towards surrealism, looking for a balance between visual result and meaning. The scene takes place beyond the threshold of an open door, which invites the observer to enter to take a look: in the background of a Syrian city destroyed by the civil war, there are a veiled woman and the girl with red coat that I took from the famous movie on W.W.II Schindler's List. I painted a symbolic encounter between victims of wars of the present and wars of the past to remind that, regardless of the triggering causes, all wars are alike and it is always the innocent who pay the heaviest consequences.


Private collection (FRA)[/labelHide]
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War crossing (2018), olio su tela, 60x90 cm

Il dipinto è nato da una riflessione sui tratti che accomunano tutti i conflitti armati, ed è stato realizzato nell’atelier di pittura dell’Accademia Albertina di Torino durante il mio terzo anno di studi. Si tratta di un lavoro in cui emerge già la fascinazione che provo nei riguardi del surrealismo, e in cui ho ricercato un equilibrio tra risultato visivo e incisività del messaggio. La scena si svolge al di là della soglia di una porta aperta, che invita ad entrare per dare uno sguardo: sullo sfondo di una città siriana distrutta dalla guerra civile, una donna velata avanza dandoci le spalle mentre dalla via le viene incontro la bambina col cappotto rosso che ho ripreso dal celebre film sull’olocausto Schindler’s List. E’ questo un incontro simbolico tra vittime di guerre del presente e di guerre del passato, per ricordare che, indipendentemente dalle cause scatenanti, tutte le guerre si assomigliano e sono sempre gli innocenti a pagarne le conseguenze più pesanti.


Collezione privata (FRA)




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