L’opera presenta una visione onirica in cui una coppia sosta sul bordo di una piscina vuota e abbandonata. Pur non essendo presente l’elemento sonoro, la neve e l’ambientazione subacquea suggeriscono un silenzio ovattato, meditativo, intimo, in cui la mente si rifugia quando il rumore del mondo – sempre più scosso da logiche di potere e sconvolgimenti climatici – si fa troppo assordante.
Il titolo richiama una celebre citazione tratta da La Nausea (1938) di Jean Paul Sartre, in cui il protagonista sperimenta una perdita di distinzione tra presente e futuro ma invece di provare a reagire soccombe alla Nausea che lo porta a percepire l’avvenire privo di ogni promessa o grandezza. Partendo da questa premessa suggerita dal contesto sociale e geopolitico attuale, l’opera presenta invece un’isola interiore dove alimentare quella melodia che sotto forma di speranza nell’intimo di ciascuno di noi si erge a baluardo contro la cacofonia generale che inneggia alla violenza e al profitto.