L’opera nasce dalla volontà di rappresentare quei desideri malsani che, fomentati dal continuo coesistere con la società delle immagini e del consumo, nascono in noi e sui quali apparentemente non abbiamo alcun controllo: sappiamo che soddisfarli significherebbe andare incontro a una gratificazione effimera e a conseguenze negative più importanti, ma non riusciamo a fare a meno di farci tentare dal loro fascino. Il dipinto rappresenta infatti una nuotatrice che, spalle alla tempesta interiore che la attanaglia, fissa la superficie di una piscina dalle acque stagnanti e malsane; una striscia di tela grezza, come una barriera o un salvagente, le impedisce di tuffarsi. In questo senso la tela diventa metafora della pelle, della nostra essenza più profonda, che nonostante tutto sa che il gioco non varrebbe la candela e cerca nel profondo di salvarci da una scelta che non porterebbe nulla di buono.
Toxic desire
Olio su tela
70x50 cm
2026
Disponibile