sofiafresia

Pools

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Pools è la mia serie principale, su cui lavoro dal 2017. Attraverso immagini provenienti dal mondo del nuoto provo a dare una lettura personale della contemporaneità e delle nuove difficoltà che comporta il farne parte, con un riguardo particolare per l’ambiente e il disagio giovanile. Il primo nucleo di opere è nato in seguito al progetto di tesi triennale costruito intorno alla metafora visiva del naufragio come deriva dell'esistenza. Ogni dipinto ha una storia da raccontare, per scoprirla apri le schede delle singole opere.


moreDeriva_e_naufragio._L_arte_del_naufragio_come_ricerca_di_salvezza..pdf (5.59 MB)

[labelTo=ITA05] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG05] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA05]Scena prima. Alba (2021), olio su tela, 70x100 cm

Quando sono stata invitata a ideare un’opera sul tema A riveder le stelle, ho tergiversato a lungo perché mi sentivo troppo condizionata dal celebre testo d’origine della citazione. Traslandolo nel mio immaginario, il pensiero è infine andato alla sensazione che si prova quando si riemerge dall’acqua, avvicinandosi alla superficie per porre fine all’apnea. Speranza, meraviglia e luce sono gli ingredienti di questo dipinto, che vorrebbe anche essere un inno all’infinito potenziale di qualcosa che comincia: l’alba di un nuovo giorno, il primo passo verso la realizzazione di un sogno, le luci che finalmente rivelano la scena iniziale di una pièce teatrale mai vista prima.[/labelBlock][labelHide=ENG05]Scene 1. Sunrise (2021), oil on canvas, 70x100 cm

When I was invited to create a new painting on the theme A riveder le stelle (Seeing the stars again), I hesitated for a long time because I felt too tied to the famous context of origin of the quote. Translating it into my imagination, my thoughts went to the sensation you get when you re-emerge from the water, approaching the surface to be able to breathe again. Hope, wonder and light are the ingredients of this painting, which would also like to be a tribute to the infinite potential of something that begins: the dawn of a new day, the first step towards the realization of a dream, the lights that finally reveal the opening scene of a play never seen before.[/labelHide]
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Scena prima. Alba (2021), olio su tela, 70x100 cm

Quando sono stata invitata a ideare un’opera sul tema A riveder le stelle, ho tergiversato a lungo perché mi sentivo troppo condizionata dal celebre testo d’origine della citazione. Traslandolo nel mio immaginario, il pensiero è infine andato alla sensazione che si prova quando si riemerge dall’acqua, avvicinandosi alla superficie per porre fine all’apnea. Speranza, meraviglia e luce sono gli ingredienti di questo dipinto, che vorrebbe anche essere un inno all’infinito potenziale di qualcosa che comincia: l’alba di un nuovo giorno, il primo passo verso la realizzazione di un sogno, le luci che finalmente rivelano la scena iniziale di una pièce teatrale mai vista prima.
































[labelTo=ITA04] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG04] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA04]The New Reef (2021), olio su tela, 100x90 cm

The New Reef è un progetto incentrato sulla sofferenza e sulla distruzione di molti ecosistemi marini a causa dell’uomo. La nascita di questo lavoro si lega all’esperienza di Marine Litter Art, residenza artistica che ho svolto in Sicilia nell’estate del 2021 e durante la quale gli artisti invitati hanno realizzato delle installazioni site specific avvalendosi esclusivamente dei rifiuti raccolti durante la pulizia dell’area alla foce del fiume Platani, in provincia di Agrigento. Sconvolta dalla quantità di plastica che era presente alla foce, scelsi di lavorare esclusivamente con questi materiali: polistirolo, imballaggi, bottiglie, flaconi e tappi in plastica. Al rientro però continuavo a sentire pressante il bisogno di traslare il messaggio di denuncia dell’abbandono della plastica anche nei miei dipinti, ed è da questa esigenza che è nato The New Reef. L’opera vorrebbe essere una rappresentazione distopica, ai limiti del fantascientifico, di un futuro - forse non troppo lontano - in cui l’umanità avrà causato la scomparsa della biodiversità per come la conosciamo oggi e si sarà adattata a vivere in un mondo fatto di plastica, quella stessa plastica che ha creato e di cui non sa più come liberarsi. Ho immaginato un ipotetico albergo di lusso del futuro che si proporrà ai propri potenziali ospiti come un paradiso da cui poter godere di una vista privilegiata ed esclusiva su quelle che vengono spacciate per essere le bellezze del mare: su un complicato sistema di super piscine incombe una struttura grottesca che vuole essere il simulacro di una barriera corallina. Questo elemento mi è stato ispirato dalle concrezioni sottomarine che ho avuto la possibilità di osservare nel corso di alcune immersioni nel Mediterraneo: gorgonie, anemoni, spugne ecc. che ho cercato di rievocare in chiave alterata, immaginandone una possibile metamorfosi mortifera. I personaggi in piscina non si rendono conto di cosa li sovrasta, perché si sarà perso il ricordo di ciò che era stato e anche la capacità di distinguere tra ciò che è autentico e naturale, e ciò che non lo è affatto. Le geometrie che tagliano in due la composizione sono un rimando al Punto di non ritorno che gli scienziati ci indicano come limite oltre il quale i danni inferti all’ambiente diventeranno irreversibili, e delimitano un riquadro dove ho inserito ciò che gli archeologici del futuro molto probabilmente troveranno scavando: resti ‘fossili’ di materiali plastici.[/labelBlock][labelHide=ENG04]The new reef (2021), oil on canvas, 100x90 cm

The New Reef is a project focused on the suffering and destruction of many marine ecosystems by human beings. The birth of this artwork is linked to the experience of Marine Litter Art, an art residency that I carried out in Sicily in the summer of 2021 and during which the invited artists created site specific installations using exclusively the waste collected during the cleaning of the area at the mouth of the river Platani, in the province of Agrigento. Shocked by the amount of plastic that was present at the mouth, I chose to work exclusively with these materials: polystyrene, packaging, bottles, flasks and plastic caps. Back home, however, I continued to feel the urgent need to translate the message of denouncing the abandonment of plastic in my paintings, and it is from this need that The New Reef was born. The painting would like to be a dystopian representation of a future - perhaps not too distant - in which humanity will have caused the disappearance of biodiversity as we know it today and will have adapted to live in a world made of plastic, the same plastic that we created and of which we no longer know how to get rid of. I imagined a hypothetical luxury hotel of the future that will present itself to its potential guests as a paradise from which they can enjoy a privileged and exclusive view of what they think to be the beauties of the sea: over a complicated system of super pools looms a grotesque structure that wants to be the simulacrum of a coral reef. This element was inspired by the underwater concretions that I had the opportunity to observe during some dives in the Mediterranean sea: gorgonians, anemones, sponges, etc. which I tried to evoke in an altered key, imagining a possible deadly metamorphosis. Tourists in the pool do not realize what is above them, because they will have lost the memory of what had been before and also the ability to distinguish between what is authentic and natural, and what is not at all. The geometries that cut the composition in two are a reference to the Point of no return that scientists indicate as the limit beyond which the damage inflicted on the environment will become irreversible, and delimit a box where I have put what the archeologists of the future will probably find by digging: 'fossils' of plastic materials. [/labelHide]
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The New Reef (2021), olio su tela, 100x90 cm

The New Reef è un progetto incentrato sulla sofferenza e sulla distruzione di molti ecosistemi marini a causa dell’uomo. La nascita di questo lavoro si lega all’esperienza di Marine Litter Art, residenza artistica che ho svolto in Sicilia nell’estate del 2021 e durante la quale gli artisti invitati hanno realizzato delle installazioni site specific avvalendosi esclusivamente dei rifiuti raccolti durante la pulizia dell’area alla foce del fiume Platani, in provincia di Agrigento. Sconvolta dalla quantità di plastica che era presente alla foce, scelsi di lavorare esclusivamente con questi materiali: polistirolo, imballaggi, bottiglie, flaconi e tappi in plastica. Al rientro però continuavo a sentire pressante il bisogno di traslare il messaggio di denuncia dell’abbandono della plastica anche nei miei dipinti, ed è da questa esigenza che è nato The New Reef. L’opera vorrebbe essere una rappresentazione distopica, ai limiti del fantascientifico, di un futuro - forse non troppo lontano - in cui l’umanità avrà causato la scomparsa della biodiversità per come la conosciamo oggi e si sarà adattata a vivere in un mondo fatto di plastica, quella stessa plastica che ha creato e di cui non sa più come liberarsi. Ho immaginato un ipotetico albergo di lusso del futuro che si proporrà ai propri potenziali ospiti come un paradiso da cui poter godere di una vista privilegiata ed esclusiva su quelle che vengono spacciate per essere le bellezze del mare: su un complicato sistema di super piscine incombe una struttura grottesca che vuole essere il simulacro di una barriera corallina. Questo elemento mi è stato ispirato dalle concrezioni sottomarine che ho avuto la possibilità di osservare nel corso di alcune immersioni nel Mediterraneo: gorgonie, anemoni, spugne ecc. che ho cercato di rievocare in chiave alterata, immaginandone una possibile metamorfosi mortifera. I personaggi in piscina non si rendono conto di cosa li sovrasta, perché si sarà perso il ricordo di ciò che era stato e anche la capacità di distinguere tra ciò che è autentico e naturale, e ciò che non lo è affatto. Le geometrie che tagliano in due la composizione sono un rimando al Punto di non ritorno che gli scienziati ci indicano come limite oltre il quale i danni inferti all’ambiente diventeranno irreversibili, e delimitano un riquadro dove ho inserito ciò che gli archeologici del futuro molto probabilmente troveranno scavando: resti ‘fossili’ di materiali plastici.

































[labelTo=ITA03] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG03] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA03]Nel mare non ci sono più i coccodrilli (2021), olio su tela, 120x130 cm

In questo dipinto ho voluto sviluppare un discorso intorno al vincolo indissolubile che c’è tra l’uomo e la natura, un legame tanto intenso quanto bistrattato che però inciderà sul nostro avvenire di specie. Ho deciso di concentrare la mia attenzione sull’influsso delle attività umane sugli ambienti acquatici, che essendo per loro natura molto lontani dalla nostra condizione di esseri terrestri sono spesso i meno presi in considerazione - nonostante siano fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza. 
La tela presenta alcuni elementi legati alle piscine ricreative, al divertimento e al gioco dei bambini, rivisti però in una chiave più drammatica: acquascivoli come scarichi, e un coccodrillo gonfiabile abbandonato e rovesciato con rimandi a diverse situazioni di criticità come la morte degli organismi acquatici, la progressiva tropicalizzazione dei nostri mari e la dispersione di rifiuti plastici nell’ambiente. 
Il titolo del progetto fa riferimento al romanzo di F. Geda ‘Nel mare ci sono i coccodrilli’ (Baldini&Castoldi, 2010) dove è presente una scena emblematica in cui il giovane profugo afghano protagonista mette finalmente in dubbio che la morte di uno dei suoi amici sia stata provocata dai “coccodrilli”, che gli avevano detto esserci in mare, piuttosto che dalla spietatezza e noncuranza degli uomini - rivolta non solo verso l’ambiente che li nutre, ma anche verso i loro pari.[/labelBlock] [labelHide=ENG03]There are no more crocodiles in the sea (2021), oil on canvas, 120x130 cm

With this painting I tried to carry on a reflection around the indissoluble bond that exists between Man and Nature, a bond as intense as it is mistreated that, however, will affect our future as human beings. I decided to focus my attention on the influence of human activities on aquatic environments, which being by their nature very far from our condition as terrestrial beings are often the least taken into consideration - despite being fundamental for our lives.                                                                                                                 The painting shows some elements related to recreational pools, fun and children's play, but revised in a more dramatic key: water slides as industrial discharges, and an abandoned and overturned inflatable crocodile with references to various critical situations such as the death of aquatic organisms, the progressive tropicalization of our seas and the dispersion of plastic waste into the environment.                 
The title of the project refers to the novel 'In the sea there are crocodiles' (Baldini & Castoldi, 2010) by F. Geda where there is an emblematic scene in which the young Afghan refugee protagonist understands  that the death of one of his friends was not caused by the "crocodiles", who had told him to be at sea, rather than by the ruthlessness and carelessness of men -  not only towards the environment that feeds them, but also towards other human beings. [/labelHide]
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Nel mare non ci sono più i coccodrilli (2021), olio su tela, 120x130 cm

In questo dipinto ho voluto sviluppare un discorso intorno al vincolo indissolubile che c’è tra l’uomo e la natura, un legame tanto intenso quanto bistrattato che però inciderà sul nostro avvenire di specie. Ho deciso di concentrare la mia attenzione sull’influsso delle attività umane sugli ambienti acquatici, che essendo per loro natura molto lontani dalla nostra condizione di esseri terrestri sono spesso i meno presi in considerazione - nonostante siano fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza.
La tela presenta alcuni elementi legati alle piscine ricreative, al divertimento e al gioco dei bambini, rivisti però in una chiave più drammatica: acquascivoli come scarichi, e un coccodrillo gonfiabile abbandonato e rovesciato con rimandi a diverse situazioni di criticità come la morte degli organismi acquatici, la progressiva tropicalizzazione dei nostri mari e la dispersione di rifiuti plastici nell’ambiente.
Il titolo del progetto fa riferimento al romanzo di F. Geda ‘Nel mare ci sono i coccodrilli’ (Baldini&Castoldi, 2010) dove è presente una scena emblematica in cui il giovane profugo afghano protagonista mette finalmente in dubbio che la morte di uno dei suoi amici sia stata provocata dai “coccodrilli”, che gli avevano detto esserci in mare, piuttosto che dalla spietatezza e noncuranza degli uomini - rivolta non solo verso l’ambiente che li nutre, ma anche verso i loro pari.











[labelTo=ITA02] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG02] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA02]Cambio di scena (2021), olio e acrilico su tela di iuta, 140x100 cm

Questo dipinto nasce come tentativo di riflessione sul problema della carenza di acqua potabile legata al cambiamento climatico. Ho ricreato un mondo che pare sospeso sull’abisso, e in cui già compaiono le prime rovine legate all’abbandono di attività che potenzialmente potrebbero non essere più sostenibili in un prossimo avvenire. Facendo riferimento alla mia esperienza quotidiana di nuotatrice, se è vero che l’acqua dolce diventerà l’oro del futuro, il suo utilizzo in grandi quantità per attività ricreative non sarà più da dare per scontato. Stesso discorso per la possibilità di ammirare da vicino un ghiacciaio alpino, riserva naturale di acqua dolce ed ecosistema ormai in via di estinzione accelerata: nell’opera ho ripreso parte della Vedretta Forcola nel Parco Nazionale dello Stelvio, così come era nell’agosto del 2018, anno in cui ho avuto la fortuna di trascorrere l’intera stagione estiva in quota e osservare dal vivo la difficile situazione dei ghiacciai alpini.[/labelBlock] [labelHide=ENG02]Scene change (2021), oil and acrylics on jute canvas, 140x100 cm

This painting was born as an attempt to reflect on the problem of the lack of drinking water linked to climate change. I imagined a world that seems suspended over the abyss, and in which the first ruins related to the abandonment of activities that potentially may no longer be sustainable in the future already appear. Referring to my daily experience as a swimmer, if it is true that fresh water will become the gold of the future, its use in large quantities for recreational activities will no longer be taken for granted. The same goes for the opportunity to admire an alpine glacier up close, because these natural reserves of fresh water and ecosystems are now in the process of accelerated extinction: in the painting I represented part of the Vedretta Forcola in the Stelvio National Park, as it was in August 2018, when I had the opportunity to spend the entire summer season at high altitude and observe first-hand the difficult situation of many Alpine glaciers.
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Cambio di scena (2021), olio e acrilico su tela di iuta, 140x100 cm

Questo dipinto nasce come tentativo di riflessione sul problema della carenza di acqua potabile legata al cambiamento climatico. Ho ricreato un mondo che pare sospeso sull’abisso, e in cui già compaiono le prime rovine legate all’abbandono di attività che potenzialmente potrebbero non essere più sostenibili in un prossimo avvenire. Facendo riferimento alla mia esperienza quotidiana di nuotatrice, se è vero che l’acqua dolce diventerà l’oro del futuro, il suo utilizzo in grandi quantità per attività ricreative non sarà più da dare per scontato. Stesso discorso per la possibilità di ammirare da vicino un ghiacciaio alpino, riserva naturale di acqua dolce ed ecosistema ormai in via di estinzione accelerata: nell’opera ho ripreso parte della Vedretta Forcola nel Parco Nazionale dello Stelvio, così come era nell’agosto del 2018, anno in cui ho avuto la fortuna di trascorrere l’intera stagione estiva in quota e osservare dal vivo la difficile situazione dei ghiacciai alpini.











[labelTo=ITA01] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG01] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA01]Il paradosso contemporaneo (2021), olio su tela di iuta, 180x120 cm

L’opera nasce in risposta alla sensazione, che provo da diverso tempo, di vivere circondata da controsensi e paradossi - più o meno ben mascherati - in molti ambiti diversi. L’evento chiave che mi ha spinto a realizzare il dipinto è stata però la conversazione con un’artista e docente d’arte austriaca, che mi ha parlato della sua esperienza scioccante nell’ambito dei premi d’arte. Recentemente è stata chiamata a far parte della giuria di un prestigioso premio finalizzato all’assegnazione di un budget considerevole per la realizzazione di un’opera di video arte. Nella rosa dei candidati erano presenti diversi giovani con progetti brillanti e ben strutturati, al punto che lei stessa in quanto docente era rimasta molto colpita dalla loro preparazione. Alla fine però il premio viene assegnato all’unico progetto privo di struttura e coerenza, perché - a detta degli altri giurati - era più interessante e divertente vedere cosa sarebbe saltato fuori dall’unico candidato che si era presentato impreparato al colloquio, facendo quasi scena muta.

La scuola e la società di oggi insegnano che bisogna essere preparati ed impegnarsi molto per riuscire ad entrare nel mondo dell’arte, ma quando premi prestigiosi basano le loro scelte su motivazioni di questo tipo ammetto la mia perplessità.

Ci sono tante forme d’arte e tante idee su cosa sia l’arte: ma premiare l’impreparazione (ingiustificata!) credo non rispetti la fatica dello scegliere il proprio percorso artistico e non colga il senso più profondo di ciò che è l’arte.[/labelBlock] [labelHide=ENG01]Contemporary paradox (2021), oil on jute canvas, 180x120 cm

The painting was born in response to the feeling of living surrounded by contradictions and paradoxes - more or less well disguised. The key event that prompted me to create the painting was the conversation with an austrian artist and art teacher, who told me about her shocking experience in the field of art awards. Recently she is invited to be part of the jury of a prestigious award aimed at assigning a considerable budget for the creation of a video artwork. In the shortlist there were several young people with brilliant and well-structured projects, to the point that she as a teacher was impressed by their preparation. In the end, however, the prize is awarded to the only project devoid of structure and coherence, because - according to the other jurors - it was more interesting and fun to see what would have come out of the only candidate who had presented herself unprepared for the interview, almost speechless. 

The school system and the society teach us to be prepared and to work hard to have a chance to enter the art system, but when prestigious awards base their choices of this kind of motivations, I admit my perplexity. 

There are many forms of art and many ideas about what art is: but rewarding the unjustified unpreparedness I believe does not respect the effort of choosing one's own artistic path and does not reach the deeper meaning of what is the art. [/labelHide]
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Il paradosso contemporaneo (2021), olio su tela di iuta, 180x120 cm

L’opera nasce in risposta alla sensazione, che provo da diverso tempo, di vivere circondata da controsensi e paradossi - più o meno ben mascherati - in molti ambiti diversi. L’evento chiave che mi ha spinto a realizzare il dipinto è stata però la conversazione con un’artista e docente d’arte austriaca, che mi ha parlato della sua esperienza scioccante nell’ambito dei premi d’arte. Recentemente è stata chiamata a far parte della giuria di un prestigioso premio finalizzato all’assegnazione di un budget considerevole per la realizzazione di un’opera di video arte. Nella rosa dei candidati erano presenti diversi giovani con progetti brillanti e ben strutturati, al punto che lei stessa in quanto docente era rimasta molto colpita dalla loro preparazione. Alla fine però il premio viene assegnato all’unico progetto privo di struttura e coerenza, perché - a detta degli altri giurati - era più interessante e divertente vedere cosa sarebbe saltato fuori dall’unico candidato che si era presentato impreparato al colloquio, facendo quasi scena muta.

La scuola e la società di oggi insegnano che bisogna essere preparati ed impegnarsi molto per riuscire ad entrare nel mondo dell’arte, ma quando premi prestigiosi basano le loro scelte su motivazioni di questo tipo ammetto la mia perplessità.

Ci sono tante forme d’arte e tante idee su cosa sia l’arte: ma premiare l’impreparazione (ingiustificata!) credo non rispetti la fatica dello scegliere il proprio percorso artistico e non colga il senso più profondo di ciò che è l’arte.







[labelTo=ITA0] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG0] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA0]Nella giungla delle opportunità (2021), olio e collage su tela di iuta, 180x120 cm

“Nella vita potrai fare qualunque cosa tu desideri, al giorno d’oggi non ci sono più le barriere di una volta”. Parole incoraggianti, che da piccola mi procuravano una gradevole sensazione di onnipotenza e fiducia. In effetti quasi infinite sono le strade percorribili, basta essere sicuri di saper aggirare gli ostacoli e imboccare la giusta direzione ad ogni bivio che la vita pone sotto forma di scelta. Avere tra le mani un potere decisionale così ampio può però anche ritorcercisi contro, perché il sistema in cui agiamo è sempre più labirintico: le opzioni si diversificano, sfumano una nell’altra, nascono nuovi lavori e nuove opportunità impensabili fino a pochi anni prima. Chi non ha mai avuto l’impressione di trovarsi preso in un dedalo di possibilità al punto di non sapere più come muoversi? A me è capitato diverse volte, soprattutto nella scelta del percorso di studi in previsione di un impiego futuro, e questo dipinto nasce proprio da quella sensazione - spesso aggravata dall’idea che nella maggior parte dei casi le scelte siano univoche e definitive (via uno, avanti un altro!) proprio come quando ci si lascia andare alla partenza di un acquascivolo e si è trascinati inevitabilmente fino alla fine, senza possibilità di ripensamento. [/labelBlock] [labelHide=ENG0]In the jungle of opportunities (2021), mixed media on jute canvas, 180x120 cm

“In your life you will be able do whatever you want, nowadays there are no longer the barriers of the past". Encouraging words, which when I was a child gave me a pleasant feeling of power and self-confidence. Nowadays the paths that can be taken are almost infinite, the only important thing is just to be sure you know how to get around the obstacles and take the right direction at every crossroads that life presents in the form of choice. Having such large decision-making power in your hands is really difficult to manage, because the system in which we operate is increasingly labyrinthine: the options are diversified, one fading into the other, new jobs and new opportunities are born that were unthinkable until few years ago. Have you ever had the feeling of being lost in a labyrinth of possibilities, opportunities and feasible choices to the point of not knowing how to move? It happened to me may times, and this painting is born from that unpleasant feeling - often aggravated by the idea that in most cases the choices are definitive (you don’t come, do you? The next, please!) just like when you decide to start going down a waterslide and are inevitably dragged to the end, without possibility of coming back. [/labelHide]
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Nella giungla delle opportunità (2021), olio e collage su tela di iuta, 180x120 cm

Nella vita potrai fare qualunque cosa tu desideri, al giorno d’oggi non ci sono più le barriere di una volta”. Parole incoraggianti, che da piccola mi procuravano una gradevole sensazione di onnipotenza e fiducia. In effetti quasi infinite sono le strade percorribili, basta essere sicuri di saper aggirare gli ostacoli e imboccare la giusta direzione ad ogni bivio che la vita pone sotto forma di scelta. Avere tra le mani un potere decisionale così ampio può però anche ritorcercisi contro, perché il sistema in cui agiamo è sempre più labirintico: le opzioni si diversificano, sfumano una nell’altra, nascono nuovi lavori e nuove opportunità impensabili fino a pochi anni prima. Chi non ha mai avuto l’impressione di trovarsi preso in un dedalo di possibilità al punto di non sapere più come muoversi? A me è capitato diverse volte, soprattutto nella scelta del percorso di studi in previsione di un impiego futuro, e questo dipinto nasce proprio da quella sensazione - spesso aggravata dall’idea che nella maggior parte dei casi le scelte siano univoche e definitive (via uno, avanti un altro!) proprio come quando ci si lascia andare alla partenza di un acquascivolo e si è trascinati inevitabilmente fino alla fine, senza possibilità di ripensamento.




[labelTo=ITA1] ITA [/labelTo] /  [labelTo=ENG1] ENG [/labelTo]

[labelBlock=ITA1]New society (2021), olio su tela di iuta, 120x180 cm

Risultante della combinazione incrociata di una pandemia in corso e della rilettura di 1984 di George Orwell, una visione surreale per esprimere il senso di oppressione e spersonalizzazione cui sembra di essere sempre più sottoposti - in precario equilibrio tra utopia e distopia.
Nel mondo di oggi è quasi normale la sensazione di essere un numero: al lavoro, in università, in ospedale; è il sistema di cui facciamo parte come minuscoli ma necessari ingranaggi. In New society ho provato a rappresentare questo stato di cose in modo un po' provocatorio, prendendo un elemento abitualmente associato al divertimento e trasformandolo in qualcosa di minaccioso, che incombe sia sulle figurine indistinte che sfilano al di sotto, sia su chi osserva il dipinto. Ho scelto gli acquascivoli perché sono deputati allo svago ma hanno in sé anche una componente di ineluttabilità: una volta che si sono staccate le mani dalla barra alla partenza, si è costretti a seguire il percorso fino alla fine, non c’è modo di tornare sui propri passi. New society è un lavoro che gioca sulla contraddizione; con la scelta di soggetti apparentemente innocui e di colori accesi e allegri ho cercato di provocare un cortocircuito tra immagine e messaggio .[/labelBlock] [labelHide=ENG1]New society (2021), oil on jute canvas, 120x180 cm

Resulting from the cross-combination of an ongoing pandemic and the re-reading of George Orwell’s 1984, a surreal vision that translates the sense of oppression and depersonalization to which we are all increasingly subjected - in a precarious balance between utopia and dystopia.

Nowadays the feeling of being a number is almost normal: at work, at the university, in the hospital; it’s the contemporary social system we are part of, as tiny but necessary cogs. In this painting I have tried to represent this state of things in a provocative way, taking an element usually associated with fun and transforming it into something threatening, which looms both over the indistinct figurines that parade below and over the viewer. I chose the waterslides because they are dedicated to leisure but they also have an ineluctability component: once you have taken your hands off the bar at the start, you are forced to follow the path to the end, there is no way to come back. New society is a work that plays on contradiction: the choice of bright and cheerful colors, like the candy pink of the background, is aimed at increasing the contrast between image and message.[/labelHide]
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New society (2021), olio su tela di iuta, 120x180 cm

Risultante della combinazione incrociata di una pandemia in corso e della rilettura di 1984 di George Orwell, una visione surreale per esprimere il senso di oppressione e spersonalizzazione cui sembra di essere sempre più sottoposti - in precario equilibrio tra utopia e distopia.
Nel mondo di oggi è quasi normale la sensazione di essere un numero: al lavoro, in università, in ospedale; è il sistema di cui facciamo parte come minuscoli ma necessari ingranaggi. In New society ho provato a rappresentare questo stato di cose in modo un po' provocatorio, prendendo un elemento abitualmente associato al divertimento e trasformandolo in qualcosa di minaccioso, che incombe sia sulle figurine indistinte che sfilano al di sotto, sia su chi osserva il dipinto. Ho scelto gli acquascivoli perché sono deputati allo svago ma hanno in sé anche una componente di ineluttabilità: una volta che si sono staccate le mani dalla barra alla partenza, si è costretti a seguire il percorso fino alla fine, non c’è modo di tornare sui propri passi. New society è un lavoro che gioca sulla contraddizione; con la scelta di soggetti apparentemente innocui e di colori accesi e allegri ho cercato di provocare un cortocircuito tra immagine e messaggio .









[labelTo=ITA4]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG4]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA4]Social distancing (2020), olio su tela, 100x35 cm

Questo dittico è nato da una riflessione sui cambiamenti che la nostra realtà ha subito a causa della pandemia da Covid-19. Le circostanze che hanno portato alla sua realizzazione non avevano nulla di eccezionale: mi trovavo all'ingresso di un impianto natatorio in attesa del rilevamento della temperatura, attenta a mantenere la distanza tra gli utenti in coda. In quel frangente non ho potuto fare a meno di constatare ancora una volta come una circostanza quotidiana quale l'ingresso in piscina abbia acquisito caratteristiche nuove che le hanno fatto perdere di componente umana in favore di una impersonale formalità tesa anche tra persone che si conoscono da tempo. Come scrive Aristotele l'uomo è per sua natura un essere sociale, che non si era quasi mai trovato a doversi proteggere dal contatto con gli altri su così larga scala, e questo fatto porta a chiedersi se basterà la fine dell'emergenza per tornare al modo di relazionarsi che avevamo prima. In quella fila ho ripensato a un estratto di realtà pre-Covid ma non riuscivo più a collocarla nel presente, a incasellarla nelle nuove modalità di convivenza. Quello che ne è derivato è una frattura, la rappresentazione visiva di un unico che prima della pandemia era tale e adesso attende di assumere una nuova forma.[/labelBlock][labelHide=ENG4]Social distancing (2020), oil on canvas, 100x35 cm

This diptych was born from a reflection on the changes that our reality has undergone due to the Covid-19 pandemic. The circumstances that led to its creation were nothing exceptional: I was at the entrance of a swimming pool waiting for the temperature to be detected, and being careful to maintain the distance between me and the other users in the queue. At that moment I could not help but note once again how a daily circumstance such as entering the pool has acquired new characteristics that have made it lose its human component in favor of an impersonal formality, even between people who know each other for a long time. As Aristotle writes, man is by nature a social being, who had almost never found himself having to protect himself from contact with others on such a large scale, and this fact leads us to ask ourselves whether the end of the emergency will be enough to return to way of relating that we had before. In that row, I thought about an extract of pre-Covid reality but I was no longer able to place it in the present, to adapt it to the new ways of living together. What has resulted is a fracture, the visual representation of a single that was such before the pandemic and is now waiting to take on a new form.[/labelHide]
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Social distancing (2020), olio su tela, 100x35 cm

Questo dittico è nato da una riflessione sui cambiamenti che la nostra realtà ha subito a causa della pandemia da Covid-19. Le circostanze che hanno portato alla sua realizzazione non avevano nulla di eccezionale: mi trovavo all'ingresso di un impianto natatorio in attesa del rilevamento della temperatura, attenta a mantenere la distanza tra gli utenti in coda. In quel frangente non ho potuto fare a meno di constatare ancora una volta come una circostanza quotidiana quale l'ingresso in piscina abbia acquisito caratteristiche nuove che le hanno fatto perdere di componente umana in favore di una impersonale formalità tesa anche tra persone che si conoscono da tempo. Come scrive Aristotele l'uomo è per sua natura un essere sociale, che non si era quasi mai trovato a doversi proteggere dal contatto con gli altri su così larga scala, e questo fatto porta a chiedersi se basterà la fine dell'emergenza per tornare al modo di relazionarsi che avevamo prima. In quella fila ho ripensato a un estratto di realtà pre-Covid ma non riuscivo più a collocarla nel presente, a incasellarla nelle nuove modalità di convivenza. Quello che ne è derivato è una frattura, la rappresentazione visiva di un unico che prima della pandemia era tale e adesso attende di assumere una nuova forma.


[labelTo=ITA5]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG5]ENG[/labelTo]
[labelBlock=ITA5]Identità in costruzione(2020), olio e stoffa su tela, 100x150 cm

L’identità è immutabile? La persona che siamo oggi è la stessa di sei anni fa, di dieci? Quando e perché siamo cambiati? L’opera nasce da una riflessione sulla relazione tra Identità e Tempo. Noi nuotatori spesso finiamo per identificarci - e identificare anche i compagni di squadra - grazie alla combinazione di colori dei nostri materiali. In acqua, tutti con cuffia identica e occhialini, in mezzo a movimento e rumore, ci si riconosce soprattutto per il costume che assume il ruolo di identità cromatica temporanea. Ogni nuotatore ha una storia che può essere ricostruita anche attraverso quella seconda pelle che è il costume, dal quale a volte è particolarmente difficile separarsi proprio per via questo mix di identità e ricordi che lo caratterizza, pure se il tessuto è logorato dall’uso fino a renderlo inservibile. In Identità in costruzione ho sia rappresentato pittoricamente un costume che ha segnato la mia esperienza agonistica, sia scelto di inserirlo realmente nel lavoro applicando alcune sue parti sulla tela. Come una tenda di sipario che richiama i panneggi della tradizione pittorica classica, il costume lascia spazio a un autoritratto a misura reale che ne indosserà per sempre una parte: la me stessa che nuotava con quei colori non riesco più a trovarla così come era, ma è stata un 'tassello'  fondamentale per la costruzione della persona che sono adesso e per questo ho voluto fissarne sulla tela l'essenza che ne rimane, un'eco del passato che si è portata fino ad oggi mutando impercettibilmente ma con costanza nel misterioso e affascinante scorrere del tempo.[/labelBlock] [labelHide=ENG5]Building identities(2020), mixed media on canvas, 100x150 cm

Is identity immutable? The person we are today is the same as six years ago, ten years ago? When and why did we change? The painting stems from a reflection on the relationship between the concepts of Identity and Time. We swimmers often identify ourselves and teammates by the color scheme of our materials. In the water, all wearing identical caps and goggles, in the midst of movement and noise, one can recognize each other above all for the swimming suit that assumes the role of temporary chromatic identity. Every swimmer has a story that can also be reconstructed through that second skin that is the swimming suit; often it’s particularly difficult to separate from it, even when the fabric is worn down by use and it’s useless, because of this mix of identity and memories that characterizes it. In Building identities I both pictorially represented a swimming suit that marked my competitive experience, and chose to really insert it in the artwork by applying some of its parts on the canvas. Like a curtain that recalls the drapery of the classical pictorial tradition, the swimming suit leaves space for a full-scale self-portrait that will wear a part of it forever: I can no longer find the myself who swam with those colors as she was, but she was a fundamental 'piece' for the construction of the person I am now, and for this reason I wanted to fix on the canvas the essence that remains of her, an echo of the past that has been carried up to today changing imperceptibly but constantly in the mysterious and fascinating passage of time.[/labelHide]
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1000.00 EURIdentità in costruzione (Building Identities), 100x150 cm
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Identità in costruzione(2020), olio e stoffa su tela, 100x150 cm

L’identità è immutabile? La persona che siamo oggi è la stessa di sei anni fa, di dieci? Quando e perché siamo cambiati? L’opera nasce da una riflessione sulla relazione tra Identità e Tempo. Noi nuotatori spesso finiamo per identificarci - e identificare anche i compagni di squadra - grazie alla combinazione di colori dei nostri materiali. In acqua, tutti con cuffia identica e occhialini, in mezzo a movimento e rumore, ci si riconosce soprattutto per il costume che assume il ruolo di identità cromatica temporanea. Ogni nuotatore ha una storia che può essere ricostruita anche attraverso quella seconda pelle che è il costume, dal quale a volte è particolarmente difficile separarsi proprio per via questo mix di identità e ricordi che lo caratterizza, pure se il tessuto è logorato dall’uso fino a renderlo inservibile. In Identità in costruzione ho sia rappresentato pittoricamente un costume che ha segnato la mia esperienza agonistica, sia scelto di inserirlo realmente nel lavoro applicando alcune sue parti sulla tela. Come una tenda di sipario che richiama i panneggi della tradizione pittorica classica, il costume lascia spazio a un autoritratto a misura reale che ne indosserà per sempre una parte: la me stessa che nuotava con quei colori non riesco più a trovarla così come era, ma è stata un 'tassello' fondamentale per la costruzione della persona che sono adesso e per questo ho voluto fissarne sulla tela l'essenza che ne rimane, un'eco del passato che si è portata fino ad oggi mutando impercettibilmente ma con costanza nel misterioso e affascinante scorrere del tempo.
[labelTo=ITA7]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG7]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA7]Aspirazioni (2020), olio su tela, 100x150 cm

Che cosa vuoi fare da grande? Tutti da bambini abbiamo risposto entusiasticamente a questa domanda, per poi accorgerci col passare degli anni che non è scontato né naturale riuscire ad arrivare laddove ci eravamo prefissati di essere. Spesso ci si trova davanti ad ostacoli che paiono insormontabili, che segnano un confine ideale tra ciò che vorremmo e ciò che riteniamo essere in grado di fare. Le nostre sole forze paiono insignificanti, ci sembra di essere un puntolino tra migliaia di altri che ambiscono alla stessa cosa, allo stesso posto, alla stessa vita; per questo troppo spesso ci tiriamo indietro ancora prima di iniziare, invece di tentare e in seguito semmai ricalibrare gli obiettivi.


Collezione privata (USA)[/labelBlock][labelHide=ENG7]Expectations (2020), oil on canvas, 100x150 cm

What do you want to be in your life? We all responded enthusiastically to this question when we were children. But over the years we realized also that it is neither obvious nor natural to be able to get where we set out to be. Often we are faced with obstacles that seem insurmountable, which mark an ideal border between what we would like and what we believe we are able to do. Our strengths seem insignificant, we feel as we were a drop among thousands of others who aspire to the same thing, the same place, the same life. For this reason too often we back off even before starting.


Private collection (USA)[/labelHide]
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Aspirazioni (2020), olio su tela, 100x150 cm

Che cosa vuoi fare da grande? Tutti da bambini abbiamo risposto entusiasticamente a questa domanda, per poi accorgerci col passare degli anni che non è scontato né naturale riuscire ad arrivare laddove ci eravamo prefissati di essere. Spesso ci si trova davanti ad ostacoli che paiono insormontabili, che segnano un confine ideale tra ciò che vorremmo e ciò che riteniamo essere in grado di fare. Le nostre sole forze paiono insignificanti, ci sembra di essere un puntolino tra migliaia di altri che ambiscono alla stessa cosa, allo stesso posto, alla stessa vita; per questo troppo spesso ci tiriamo indietro ancora prima di iniziare, invece di tentare e in seguito semmai ricalibrare gli obiettivi.


Collezione privata (USA)
[labelTo=ITA6]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG6]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA6](Out of) sanitary cage (2020), olio su tela, 100x150 cm

Maggio 2020. Con questa tela si chiude il "diario di bordo" del primo lockdown, le restrizioni si allentano e la libertà si avvicina, pur restando ancora fuori dalla nostra portata. La rabbia nei confronti della casa, quel focolare che nei mesi precedenti oscillava tra l’essere gabbia e rifugio, si trasforma in un sentimento nuovo e ambivalente. In questo lavoro ho voluto rappresentare gli ultimi istanti di reclusione domestica, quando ciò che è stato prima del lockdown è potuto tornare ad essere un futuro in potenza per tutti coloro che erano ancora rinchiusi. Nel dipinto, pareti colorate e scrostate ma non più minacciose costituiscono la gabbia in cui una nuotatrice immagina la superficie cristallina di una piscina, come in un sogno ad occhi aperti. Nella realizzazione degli elementi architettonici ho usato ampie pennellate libere agendo quasi di getto e lasciando spesso trasparire lo strato sottostante di fondo acrilico, come se si trattasse davvero di un muro il cui intonaco scrostato rivela a tratti gli strati più vecchi in una corsa indietro nel tempo.[/labelBlock][labelHide=ENG6](Out of) sanitary cage (2020), oil on canvas, 100x150 cm

May 2020. I completed with this painting the visual diary of the first lockdown: the restrictions are loosened and freedom approaches, while still remaining out of our reach. Anger towards the house, that in the previous months oscillated between being a cage and a refuge, is transformed into a new and ambivalent feeling. In this artwork I wanted to represent the last moments of domestic confinement, when what was possible before the lockdown could become again a potential future for all those who were still locked up. In the painting, colored and peeling but no longer threatening walls constitute the cage in which a swimmer imagines the crystalline surface of a swimming pool, as in a daydream. In the realization of the architectural elements I used large free brush strokes, acting almost automatically, and often letting the underlying layer of acrylic color shine through, as if it were really a wall whose peeling plaster sometimes reveals the older layers in a time travel.[/labelHide]
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1000.00 EUR(Out of) sanitary cage, 100x150 cm
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(Out of) sanitary cage (2020), olio su tela, 100x150 cm

Maggio 2020. Con questa tela si chiude il "diario di bordo" del primo lockdown, le restrizioni si allentano e la libertà si avvicina, pur restando ancora fuori dalla nostra portata. La rabbia nei confronti della casa, quel focolare che nei mesi precedenti oscillava tra l’essere gabbia e rifugio, si trasforma in un sentimento nuovo e ambivalente. In questo lavoro ho voluto rappresentare gli ultimi istanti di reclusione domestica, quando ciò che è stato prima del lockdown è potuto tornare ad essere un futuro in potenza per tutti coloro che erano ancora rinchiusi. Nel dipinto, pareti colorate e scrostate ma non più minacciose costituiscono la gabbia in cui una nuotatrice immagina la superficie cristallina di una piscina, come in un sogno ad occhi aperti. Nella realizzazione degli elementi architettonici ho usato ampie pennellate libere agendo quasi di getto e lasciando spesso trasparire lo strato sottostante di fondo acrilico, come se si trattasse davvero di un muro il cui intonaco scrostato rivela a tratti gli strati più vecchi in una corsa indietro nel tempo.
[labelTo=ITA9]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG9]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA9]La chute (2020), olio su tela, 100x150 cm

Questo lavoro nasce nel cuore della pandemia, quando nell’aprile 2020 l’Italia si trovava in pieno lockdown e paura, incredulità e impotenza la facevano da padrone nell’animo delle persone. Si aveva l’impressione di assistere ad una nuova Apocalissi in atto, alla concretizzazione di uno degli scenari distopici tra i peggiori cui il ricco Occidente del XXI secolo potesse pensare. Ai telegiornali non facevano che ripetere cifre: contagiati, deceduti, intubati, trasferiti, sospetti, qualche guarito. Le strutture portanti della società erano improvvisamente state rimesse in discussione: ricchezza, scienza, tecnologia, tutto sembrava essere diventato inutile, inadeguato, incapace di far fronte a un’unica minaccia invisibile. L’economia - pilastro portante del mondo capitalista - e l’organizzazione sociale erano scivolate di colpo in un baratro, scoprendosi impotenti di fronte alla rivalsa feroce di un nemico naturale troppo a lungo sottovalutato. Anch’io, pur nella relativa sicurezza del mio studio, avevo la sensazione che il mondo per come lo conoscevo fosse perduto, e il non poter fare altro che restare a guardare accresceva la sensazione che si è poi tradotta nell’opera: un’angoscia strisciante, che unita alla reclusione domestica, alla solitudine, all’impotenza, alla paura e al crollo di ogni certezza ha caricato questo lavoro fin dalla sua nascita, sgravando parzialmente il mio animo.[/labelBlock][labelHide=ENG9]La chute (2020), oil on canvas, 100x150 cm

This painting was born in the middle of the pandemic, in April 2020, when Italy was in full lockdown and fear, disbelief and helplessness dominated people's souls. People had the impression of witnessing a new Apocalypse taking place, the realization of one of the worst dystopian scenarios that the rich West Countries of the 21st century could think of. On the TV news they did nothing but repeat numbers: infected, deceased, intubated, transferred, suspected, some recovered. The backbone of society had suddenly been called into question. Wealth, science, technology, everything seemed to have become useless, inadequate, unable to cope with a single invisible threat. Economy - the backbone of the Capitalist World - and social organization had suddenly slipped into an abyss, finding themselves powerless in the face of the ferocious revenge of a natural enemy that had been underestimated for too long. Even in the relative safety of my studio, I also had the feeling that the world as I knew it was lost, and not being able to do anything else but watch it increased the feeling that was then translated into the work: an anguish creeping, which combined with domestic confinement, loneliness, helplessness, fear and the collapse of all certainty has loaded this artwork since its birth, partially relieving my soul.[/labelHide]
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La chute (2020), olio su tela, 100x150 cm

Questo lavoro nasce nel cuore della pandemia, quando nell’aprile 2020 l’Italia si trovava in pieno lockdown e paura, incredulità e impotenza la facevano da padrone nell’animo delle persone. Si aveva l’impressione di assistere ad una nuova Apocalissi in atto, alla concretizzazione di uno degli scenari distopici tra i peggiori cui il ricco Occidente del XXI secolo potesse pensare. Ai telegiornali non facevano che ripetere cifre: contagiati, deceduti, intubati, trasferiti, sospetti, qualche guarito. Le strutture portanti della società erano improvvisamente state rimesse in discussione: ricchezza, scienza, tecnologia, tutto sembrava essere diventato inutile, inadeguato, incapace di far fronte a un’unica minaccia invisibile. L’economia - pilastro portante del mondo capitalista - e l’organizzazione sociale erano scivolate di colpo in un baratro, scoprendosi impotenti di fronte alla rivalsa feroce di un nemico naturale troppo a lungo sottovalutato. Anch’io, pur nella relativa sicurezza del mio studio, avevo la sensazione che il mondo per come lo conoscevo fosse perduto, e il non poter fare altro che restare a guardare accresceva la sensazione che si è poi tradotta nell’opera: un’angoscia strisciante, che unita alla reclusione domestica, alla solitudine, all’impotenza, alla paura e al crollo di ogni certezza ha caricato questo lavoro fin dalla sua nascita, sgravando parzialmente il mio animo.



[labelTo=ITA10]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG10]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA10]Senza confini (2020), olio su tela, 100x150 cm

Questo dipinto è un tentativo di evasione dalla prigionia, reale o metaforica, che mi è stato suggerito dal prolungato periodo di quarantena a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19. In un mondo che pare come sospeso, l'universo di ciascuno si è ristretto alle proprie mura domestiche e il solo modo per evadere è con la fantasia; ho perciò riunito in una visione surreale alcuni elementi simbolo di quello che è per me la libertà, tra cui il tuffo - un modo per spiccare il volo e atterrare al di là dell'ostacolo.[/labelBlock][labelHide=ENG10]No borders (2020), oil on canvas, 100x150 cm

This painting is an attempt to escape from captivity, real or metaphorical, which was suggested to me by the prolonged period of quarantine due to the health emergency from Covid-19. In a world that seems to be suspended, everyone's universe has shrunk to their own domestic walls and the only way to escape is with the imagination; I therefore brought together in a surreal vision some symbolic elements of what freedom is for me, including the plunge - a way to take flight and land beyond the obstacle.[/labelHide]
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Senza confini (2020), olio su tela, 100x150 cm

Questo dipinto è un tentativo di evasione dalla prigionia, reale o metaforica, che mi è stato suggerito dal prolungato periodo di quarantena a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19. In un mondo che pare come sospeso, l'universo di ciascuno si è ristretto alle proprie mura domestiche e il solo modo per evadere è con la fantasia; ho perciò riunito in una visione surreale alcuni elementi simbolo di quello che è per me la libertà, tra cui il tuffo - un modo per spiccare il volo e atterrare al di là dell'ostacolo.



[labelTo=ITA11]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG11]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA11]Deep in my mind (2019), olio su tela di lino, 150x222 cm

Con quest'opera ho voluto esplorare con la fantasia l’interno della mente, dove il razionale ‘sano’ e l’irrazionale ‘patologico’ convivono in ogni essere umano. Lo spunto visivo alla base del dipinto è emerso durante la lettura di Dieci giorni in manicomio, interessante reportage dell’allora giovanissima Nellie Bly realizzato nel 1887. Tra i molti temi che emergono dal testo, mi ha colpito in particolare l’aspetto del non ascolto / indifferenza: il personale sanitario del manicomio in cui Nelly Bly si era fatta rinchiudere allo scopo di documentare le condizioni di vita delle pazienti non solo non era interessato al benessere delle assistite, ma non teneva minimamente in conto le loro parole, tacciandole inevitabilmente di pazzia. Sia assecondando il comportamento atteso da parte di un folle, sia cercando ragionevolmente di far comprendere l’errore nella diagnosi, per le donne rinchiuse il risultato era sempre lo stesso: prigionia, soprusi, e infine la pazzia vera – indotta però dal “luogo di cura”. In Deep in my mind la scena, dalle tinte surreali, si svolge in una sorta di scatola, un edificio fatiscente che richiama le costruzioni fisiche e mentali dietro le quali ci barrichiamo e che ci danno l'illusione di poter vivere tagliando fuori il mondo circostante e tutti i suoi problemi. Il tuffo ha un duplice richiamo: quello agli “abissi” della mente – un mistero ancora oggi non del tutto chiarito – e quello autobiografico, essendo io la nuotatrice che si tuffa ed avendo in passato sperimentato la sensazione di dover proteggere il mio vero io da chi, vedendo solo la scorza esterna, cercava di convincermi che non ero più padrona dei miei pensieri e desideri.[/labelBlock][labelHide=ENG11]Deep in my mind (2019), oil on linen canvas, 150x222 cm

Inspired by Nellie Bly's journalistic report “Ten days in a madhouse "(1887), the painting is an attempt to explore with the imagination the inside of the mind, where the healthy rational and the pathological irrational coexist in every human being. Among the many themes that emerge from the text, I was particularly struck by the aspect of non-listening / indifference: the medical staff of the madhouse in which Nelly Bly had been locked up in order to document the living conditions of the patients was not interested at all in the welfare of the patients, and didn’t take their words into account, always accusing them of madness. Whether by indulging the expected behavior of a madman, or by reasonably trying to make the mistake in the diagnosis understood, for the women locked up the result was always the same: imprisonment, abuse, and finally true madness - induced however by the structure of ‘health care’. The context of the painting is a kind of box, a dilapidated building that recalls the fragile physical and mental constructions behind which we barricade ourselves and which give us the illusion of being able to live cutting out the surrounding world and all its problems. The plunge has a double meaning: that of the “abyss” of the mind - still a mystery today not fully clarified - and the autobiographical one, because it’s me the swimmer diving and having experienced the sensation in the past of having to protect my true self from those who, seeing only the outer skin, tried to convince me that I was no longer in control of my thoughts and wishes.[/labelHide]
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1900.00 EURDeep in my mind, 150x222 cm
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Deep in my mind (2019), olio su tela di lino, 150x222 cm

Con quest'opera ho voluto esplorare con la fantasia l’interno della mente, dove il razionale ‘sano’ e l’irrazionale ‘patologico’ convivono in ogni essere umano. Lo spunto visivo alla base del dipinto è emerso durante la lettura di Dieci giorni in manicomio, interessante reportage dell’allora giovanissima Nellie Bly realizzato nel 1887. Tra i molti temi che emergono dal testo, mi ha colpito in particolare l’aspetto del non ascolto / indifferenza: il personale sanitario del manicomio in cui Nelly Bly si era fatta rinchiudere allo scopo di documentare le condizioni di vita delle pazienti non solo non era interessato al benessere delle assistite, ma non teneva minimamente in conto le loro parole, tacciandole inevitabilmente di pazzia. Sia assecondando il comportamento atteso da parte di un folle, sia cercando ragionevolmente di far comprendere l’errore nella diagnosi, per le donne rinchiuse il risultato era sempre lo stesso: prigionia, soprusi, e infine la pazzia vera – indotta però dal “luogo di cura”. In Deep in my mind la scena, dalle tinte surreali, si svolge in una sorta di scatola, un edificio fatiscente che richiama le costruzioni fisiche e mentali dietro le quali ci barrichiamo e che ci danno l'illusione di poter vivere tagliando fuori il mondo circostante e tutti i suoi problemi. Il tuffo ha un duplice richiamo: quello agli “abissi” della mente – un mistero ancora oggi non del tutto chiarito – e quello autobiografico, essendo io la nuotatrice che si tuffa ed avendo in passato sperimentato la sensazione di dover proteggere il mio vero io da chi, vedendo solo la scorza esterna, cercava di convincermi che non ero più padrona dei miei pensieri e desideri.


[labelTo=ITA12]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG12]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA12]Verso la luce (2019), olio su tela, 81x116 cm

Il dipinto nasce da una riflessione sul tema dell'ascesa, che ho scelto di trattare partendo da spunti autobiografici. L’ascesa è strettamente legata all’idea di elevazione, in primo luogo fisica - salire verso l’alto - ma anche metaforica - ascendere nel senso di migliorare la propria condizione, di risollevarsi. È su questa seconda accezione del termine che si concentra il mio lavoro, una rappresentazione metaforica e simbolica del viaggio di miglioramento di sé. Verso la luce prende spunto da una situazione reale e normale – una gara di nuoto per salvamento, specialità trasporto manichino – ma la usa come metafora per parlare del grande sforzo necessario a superare le difficoltà e accettare il cambiamento. Ho scelto di snaturare l’ambientazione originaria facendo emergere l’immagine da un fondo nero, dal quale la nuotatrice si allontana con difficoltà ma anche con decisione, dirigendosi dall’oscurità verso acque calme, limpide e luminose. Il suo procedere è reso più difficile dal peso del manichino, cosi come è difficile e faticoso mantenere l’intento di migliorare il proprio stato dovendo sempre combattere contro ricordi e pregiudizi.


Collezione privata (USA)[/labelBlock][labelHide=ENG12]Towards the light (2019), oil on canvas, 81x116 cm

The painting stems from a reflection on the theme of ascent, which I chose to deal with starting from autobiographical references. The ascent is closely linked to the idea of elevation, first of all physical - climbing upwards - but also metaphorical - ascending in the sense of improving one's condition. It’s on this second meaning of the term that my work focuses, a metaphorical and symbolic representation of the self-improvement path. Towards the light is inspired by a real and normal situation - a surflifesaving competition called mannequin carry - that I used as a visual metaphor to talk about the great effort required to overcome difficulties and accept change. I chose to distort the original setting by making the image emerge from a black background, from which the swimmer moves away with difficulty but also with decision, heading from the darkness towards calm, clear and bright waters. Her progress is made more difficult by the weight of the mannequin, just as it is difficult and tiring to maintain the intent to improve one's state by always having to fight against memories and prejudices.


Private collection (USA)[/labelHide]
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Verso la luce (2019), olio su tela, 81x116 cm

Il dipinto nasce da una riflessione sul tema dell'ascesa, che ho scelto di trattare partendo da spunti autobiografici. L’ascesa è strettamente legata all’idea di elevazione, in primo luogo fisica - salire verso l’alto - ma anche metaforica - ascendere nel senso di migliorare la propria condizione, di risollevarsi. È su questa seconda accezione del termine che si concentra il mio lavoro, una rappresentazione metaforica e simbolica del viaggio di miglioramento di sé. Verso la luce prende spunto da una situazione reale e normale – una gara di nuoto per salvamento, specialità trasporto manichino – ma la usa come metafora per parlare del grande sforzo necessario a superare le difficoltà e accettare il cambiamento. Ho scelto di snaturare l’ambientazione originaria facendo emergere l’immagine da un fondo nero, dal quale la nuotatrice si allontana con difficoltà ma anche con decisione, dirigendosi dall’oscurità verso acque calme, limpide e luminose. Il suo procedere è reso più difficile dal peso del manichino, cosi come è difficile e faticoso mantenere l’intento di migliorare il proprio stato dovendo sempre combattere contro ricordi e pregiudizi.


Collezione privata (USA)



[labelTo=ITA13]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG13]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA13]Abbandono (2018), olio su tela, 100x150 cm

Questa tela è la terza e ultima del progetto sul naufragio che ho preparato per la tesi della laurea triennale. E’ certamente quella che più mi ha segnata dal punto di vista emotivo, ma anche quella che incarna al meglio l’intento dell’intero progetto sul naufragio: è la rappresentazione di cosa accade a ciò che viene lasciato andare alla deriva. In questa piscina i muri si scrostano, la vernice cade come fosse neve, nessuno più gode del piacere del nuoto o dei colori accesi delle pareti: la vasca è ormai dimenticata da tutti e i tempi in cui colore, rumore, calore e movimento ne vivacizzavano gli ambienti sono lontani. Con questo lavoro ho cercato di porre particolare attenzione agli effetti inesorabili del trascorrere degli anni: non c’è stato nessuno che abbia volutamente danneggiato la struttura, essa si è ripiegata su se stessa da sola, vittima di immobilità e abbandono che l’hanno devastata. Questo accade con qualsiasi edificio o costruzione umana, ma in maniera più subdola anche coi sogni che naufragano col passare degli anni: di tutte le speranze coltivate in gioventù, il tempo non arriva a cancellare tutto ma sicuramente deforma i ricordi in modo che di una certa idea o progetto non resta altro che un simulacro. Il dipinto cerca perciò di essere una sorta di anticipazione della deformazione fisiologica che potrebbe subire il mio ricordo degli anni passati a frequentare piscine se il futuro mi porterà a fare scelte differenti: anche in questa scena, immobile in mezzo alla poca acqua sporca rimasta nella vasca, un torpedo agganciato sostiene un manichino – ma è un salvagente ormai inutile perché non è rimasto più niente da salvare.


Collezione privata (ITA)[/labelBlock][labelHide=ENG13]Desolation (2018), oil on canvas, 100x150 cm

The painting is the last one of my BFA final project. It is certainly the one that most impressed me from an emotional point of view, but also the one that best represents the intent of the entire project on the shipwreck: it is the representation of what happens to what is left to drift. In this pool the walls are peeling, the paint falls like snow, no one enjoys the pleasure of swimming or the bright colors of the walls anymore: the pool is now forgotten and the times when color, noise, heat and movement enlivened its environments are lost in the past. With this work I have tried to focus on the inexorable effects of the flow of time: no one has deliberately damaged the structure, it collapsed by itself, a victim of immobility and abandonment that have devastated it. This happens with any building or human construction, but in a subtler way also with dreams that we forget over the years: of all the hopes of youth, time does not succeed in erasing everything but certainly deforms the memories so that after years a certain idea or project is nothing but a simulacrum. The painting therefore tries to be a sort of anticipation of the physiological deformation that my memory of the years spent attending swimming pools could undergo if the future will lead me to make different choices: in this scene, motionless in the middle of the little dirty water left in the pool, a rescue tube supports a mannequin - but it is now a useless, because there is nothing left to save.


Private collection (ITA)[/labelHide]
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Abbandono (2018), olio su tela, 100x150 cm

Questa tela è la terza e ultima del progetto sul naufragio che ho preparato per la tesi della laurea triennale. E’ certamente quella che più mi ha segnata dal punto di vista emotivo, ma anche quella che incarna al meglio l’intento dell’intero progetto sul naufragio: è la rappresentazione di cosa accade a ciò che viene lasciato andare alla deriva. In questa piscina i muri si scrostano, la vernice cade come fosse neve, nessuno più gode del piacere del nuoto o dei colori accesi delle pareti: la vasca è ormai dimenticata da tutti e i tempi in cui colore, rumore, calore e movimento ne vivacizzavano gli ambienti sono lontani. Con questo lavoro ho cercato di porre particolare attenzione agli effetti inesorabili del trascorrere degli anni: non c’è stato nessuno che abbia volutamente danneggiato la struttura, essa si è ripiegata su se stessa da sola, vittima di immobilità e abbandono che l’hanno devastata. Questo accade con qualsiasi edificio o costruzione umana, ma in maniera più subdola anche coi sogni che naufragano col passare degli anni: di tutte le speranze coltivate in gioventù, il tempo non arriva a cancellare tutto ma sicuramente deforma i ricordi in modo che di una certa idea o progetto non resta altro che un simulacro. Il dipinto cerca perciò di essere una sorta di anticipazione della deformazione fisiologica che potrebbe subire il mio ricordo degli anni passati a frequentare piscine se il futuro mi porterà a fare scelte differenti: anche in questa scena, immobile in mezzo alla poca acqua sporca rimasta nella vasca, un torpedo agganciato sostiene un manichino – ma è un salvagente ormai inutile perché non è rimasto più niente da salvare.


Collezione privata (ITA)




[labelTo=ITA14]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG14]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA14]Camera di chiamata (2018), olio su tela, 120x100 cm

Tema centrale di questo lavoro è l’aspettativa nei riguardi del futuro. L’inizio di qualcosa di nuovo genera sempre tensione emotiva. Ogni tappa della vita, per piccola o grande che sia, è un camminare sul filo del rasoio tra ciò che si conosce e ciò che si immagina, proprio come avviene ai blocchi di partenza prima di una gara: c’è la consapevolezza del lavoro svolto ma la tensione e l’aspettativa possono crescere fino ad intaccare la fiducia nelle proprie risorse. Ciononostante bisogna mettersi in gioco, pur sapendo che il futuro difficilmente sarà proprio come ce lo si aspetta.[/labelBlock][labelHide=ENG14]Call room (2018), oil on canvas, 120x100 cm

The central theme of this work is the expectation of the future. The beginning of something new always generates emotional tension. Each stage of life, no matter how small or large, is a balance between what you know and what you imagine, just as happens in the starting blocks before a swimming competition: there is awareness of the training carried out but the tension and expectation can grow to affect the confidence in one’s own resources. Nonetheless, you have to get involved knowing that the future will hardly be exactly as expected.[/labelHide]
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600.00 EURCamera di chiamata (Call Room), 120x100 cm
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Camera di chiamata (2018), olio su tela, 120x100 cm

Tema centrale di questo lavoro è l’aspettativa nei riguardi del futuro. L’inizio di qualcosa di nuovo genera sempre tensione emotiva. Ogni tappa della vita, per piccola o grande che sia, è un camminare sul filo del rasoio tra ciò che si conosce e ciò che si immagina, proprio come avviene ai blocchi di partenza prima di una gara: c’è la consapevolezza del lavoro svolto ma la tensione e l’aspettativa possono crescere fino ad intaccare la fiducia nelle proprie risorse. Ciononostante bisogna mettersi in gioco, pur sapendo che il futuro difficilmente sarà proprio come ce lo si aspetta.



[labelTo=ITA15]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG15]ENG[/labelTo]

[labelBlock=ITA15]Il principio di Archimede (2018), olio su tela, 80x120 cm

Questo lavoro è il primo tassello del progetto sul naufragio che ho realizzato per la tesi della triennale nell'autunno del 2018, e si focalizza sul dolore legato al fallimento di progetti di vita futuri. Il titolo dell’opera fa riferimento alla legge della fisica che spiega il perché alcuni oggetti anche molto pesanti galleggiano sulla superficie dell’acqua mentre altri, molto più leggeri in realtà, vanno a fondo. La stessa logica può applicarsi ai casi della vita: a volte ci sono cose che vanno male perché non è proprio possibile arrangiarle in altro modo, nonostante sembrino una buona scelta; sono accordi stonati, abbinamenti sbagliati, sassolini che per quanto paiano leggeri è inutile cercare di far galleggiare. L’opera rappresenta una serie di oggetti nell’atto di affondare o già dolcemente abbandonati sul fondo di una piscina deserta: sono manichini da salvamento, che richiamano l’idea del salvataggio; una pinna, attrezzo in cui potrei identificarmi; e due abiti da sposa, dai riflessi colorati che ne alterano la percezione, segni del naufragio di un futuro che sembrava già delineato. In superficie, invisibile all’occhio ma percepibile in maniera indiretta attraverso l’ombra che si staglia sul fondo, una ciambella vuota: il tentativo di mettersi in salvo c’è stato ma non è andato a buon fine, e ciò che resta sono soltanto gli oggetti, testimoni muti di ciò che è accaduto.[/labelBlock][labelHide=ENG15]The principle of Archimedes (2018), oil on canvas, 80x120 cm

This painting is the first piece of my BFA final project, and it focuses on the pain associated with the failure of future life projects. The title refers to the physical law that explains why some objects, even very heavy ones, float on the surface of the water while others, much lighter in reality, sink to the bottom. The same logic can be applied to life: sometimes there are things that go wrong because it is not really possible to arrange them in any other way, even though they seem like a good choice; they are wrong combinations, pebbles that no matter how light they seem you cannot make floating. The painting represents a series of objects sinking or already gently abandoned on the bottom of a deserted swimming pool: they are surflifesaving mannequins, which recall the idea of rescue; a fin, tool in which I could identify myself as swimmer; and two wedding dresses, with colored reflections that alter their perception, signs of the shipwreck of a future that seemed already outlined. On the water surface, invisible to the eye but perceptible indirectly through the shadow that stands out on the bottom, an empty life buoy: there was an attempt to save that future in which once I believed, but it was not successful, and what remains now are only the objects, silent signs of what happened.[/labelHide]
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500.00 EURIl principio di Archimede (The principle of Archimedes), 80x120 cm
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Il principio di Archimede (2018), olio su tela, 80x120 cm

Questo lavoro è il primo tassello del progetto sul naufragio che ho realizzato per la tesi della triennale nell'autunno del 2018, e si focalizza sul dolore legato al fallimento di progetti di vita futuri. Il titolo dell’opera fa riferimento alla legge della fisica che spiega il perché alcuni oggetti anche molto pesanti galleggiano sulla superficie dell’acqua mentre altri, molto più leggeri in realtà, vanno a fondo. La stessa logica può applicarsi ai casi della vita: a volte ci sono cose che vanno male perché non è proprio possibile arrangiarle in altro modo, nonostante sembrino una buona scelta; sono accordi stonati, abbinamenti sbagliati, sassolini che per quanto paiano leggeri è inutile cercare di far galleggiare. L’opera rappresenta una serie di oggetti nell’atto di affondare o già dolcemente abbandonati sul fondo di una piscina deserta: sono manichini da salvamento, che richiamano l’idea del salvataggio; una pinna, attrezzo in cui potrei identificarmi; e due abiti da sposa, dai riflessi colorati che ne alterano la percezione, segni del naufragio di un futuro che sembrava già delineato. In superficie, invisibile all’occhio ma percepibile in maniera indiretta attraverso l’ombra che si staglia sul fondo, una ciambella vuota: il tentativo di mettersi in salvo c’è stato ma non è andato a buon fine, e ciò che resta sono soltanto gli oggetti, testimoni muti di ciò che è accaduto.



[labelTo=ITA16]ITA[/labelTo] | [labelTo=ENG16]ENG[/labelTo]
[labelBlock=ITA16]After Training (2017), olio su tela, 50x50 cm


After training è il primo dei miei lavori sul nuoto. Nato come studio di composizione, in realtà mi ha spinta a riconsiderare gli strumenti della mia ricerca artistica ancora in fase embrionale. Stavo cercando un soggetto idoneo ad esprimere l’idea di disordine e confusione, sia per questioni tecniche che di immedesimazione personale nell’opera, e al termine di un allenamento mi sono attardata a guardare il piano vasca, trovando quasi per caso la risposta alle mie richieste: da lì è scaturita la scintilla che mi ha portato a dare vita alla serie Pools.[/labelBlock][labelHide=ENG16]After Training (2017), oil on canvas, 50x50 cm


After training is the first of my paintings on swimmers’ world. It was conceived as a composition study, but actually it pushed me to reconsider the tools of my artistic research - still in its embryonic stage at that time. I was looking for a suitable subject to express the idea of disorder and confusion, both for technical issues and for personal identification in the work, and at the end of a surflifesaving workout I lingered to look at the pool, finding almost by chance the answer to my requests: from there came the idea that led me to give life to the Pools series.[/labelHide]
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550.00 EURAfter training, 50x50 cm
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After Training (2017), olio su tela, 50x50 cm


After training è il primo dei miei lavori sul nuoto. Nato come studio di composizione, in realtà mi ha spinta a riconsiderare gli strumenti della mia ricerca artistica ancora in fase embrionale. Stavo cercando un soggetto idoneo ad esprimere l’idea di disordine e confusione, sia per questioni tecniche che di immedesimazione personale nell’opera, e al termine di un allenamento mi sono attardata a guardare il piano vasca, trovando quasi per caso la risposta alle mie richieste: da lì è scaturita la scintilla che mi ha portato a dare vita alla serie Pools.



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https://www.sofiafresia.it/pools-p21398

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